
Di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera
E insomma qualche sera fa finisco a una cena romana, una di quelle cene dove si va per piacere e però anche un po’ per ascoltare, capire, intuire come tira il vento a sinistra, o da quelle parti. Parlo di una certa sinistra, che però fa tendenza, opinione, perché incontra, conosce sempre bene la persona giusta, e poi scrive libri, scrive sui giornali (editoriali, s’intende), oppure gira e produce film, mal che vada li recensisce.

Se state pensando a una bella casa di quelle che Ignazio La Russa definirebbe, con fastidio, “rrradical chic”, avete indovinato. Ultimo piano d’un antico palazzo del Settecento con vista sul Tevere, travi massicce al soffitto, un salone con il camino acceso (a Roma non è che faccia mai tutto questo freddo: ma se il camino ce l’hai, l’accendi): e poi fate conto quattordici persone attovagliate, aperitivo con champagne e comunque bollicine anche adesso, mentre arriva una carbonara notevole, che una coppia di moldave ha imparato a cucinare con i sedanini, scelta irrituale, al limite meglio i fusilli delle classiche mezze maniche, però non è di questo che voglio parlarvi.

Ma delle chiacchiere che, ad un certo punto, divampano. Anzi, più che chiacchiere: esplode proprio un senso di nostalgia pazzesco, struggente, quasi zuppo di rimorso. Per chi? Ecco, tenetevi: per Silvio Berlusconi. E cioè per l’uomo che in questa casa, per anni, hanno chiamato – sprezzanti – il Caimano, il Nano, Papi. Sempre sghignazzando per quelle giacche doppiopetto blu, il cerone sul viso, le scarpe con i tacchi rinforzati per sembrare più alto. Inorriditi dalla fidanzate, dalle quasi mogli, e poi dai bunga bunga, dai vagoni di Olgettine, più quelle che si facevano proprio i selfie, nei bagni di Palazzo Grazioli. Ecco, vi dico: ad un certo punto ho pensato di non aver capito bene.

E invece, a quel tavolo, stavano proprio rimpiangendo lui e le sue leggi ad personam («Innocenti furbizie, al confronto di questi qui che vogliono cancellare la Costituzione»). Lui e il suo essere antifascista («A uno come Vannacci non avrebbe rivolto la parola»). Lui che era amico di Putin: «E non si sarebbe spaventato dello zar criminale». Lui che a questi sinistroidi manca tanto. Ma tanto. Al punto che tutti s’auguravano l’arrivo del figlio, Pier Silvio. Invece, poi, è arrivato un Mont Blanc.



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