Articolo de La Provincia Pavese in edicola il giorno dopo il delitto di Garlasco. Ci sono cose, che ad oggi, nello story telling sentito trito e ritrito, non si sono sentite. Un treppiedi nella spazzatura, la serata con amici e fidanzato. Mah.
GARLASCO. Morta ammazzata, distesa nel suo sangue. In fondo alle scale di casa, in pigiama, la testa fracassata non molte ore prima da diversi colpi di corpo contundente. Forse con un oggetto in ferro battuto, da qualcuno che conosceva bene e l’ha colpita alle spalle. Chiara Poggi, 26 anni, di Garlasco, laurea in Economia, è stata trovata così ieri alle 14 dal fidanzato Alberto Stasi, 24 anni. Fino a ieri il movente passionale era quello, a quanto pare, più considerato. Scomparsa l’arma, e nessuno formalmente indagato. Ai carabinieri, Alberto Stasi ha detto di aver visto prima gli schizzi di sangue in soggiorno e sul muro di un piccolo corridoio, che collega la stanza con le scale per la cantina, nella villetta a due piani di via Pascoli 8: una traversa di via Pavia, alla periferia residenziale del paese. Chiara portava un pigiama estivo, calzoncini e maglietta. Aveva passato la serata col fidanzato e alcuni amici. L’hanno uccisa fra la notte e la tarda mattinata di ieri. Il cadavere è rimasto a faccia in giù, con i piedi verso i gradini, in fondo alle scale. Fra larghe tracce di sangue che indicavano il trascinamento del corpo. L’ha portata fin lì l’assassino che l’ha aggredita alle spalle, prima di allontanarsi. O si è trascinata lei, ferita a morte, nel tentativo di scappare o chiedere aiuto. Nessun segno di scasso su porte e finestre, nessuna violenza sessuale. Chiara forse ha aperto la porta a qualcuno che conosceva bene: l’ha aggredita appena entrato, o dopo una discussione. O quella persona poteva essere già in casa con lei, magari da ore. L’abbigliamento con cui è stata trovata è molto informale, potrebbe avvalorare la tesi dell’assassino conosciuto. Ma non si esclude per ora che uno sconosciuto sia riuscito ad entrare. In ogni caso, non mancherebbe nulla di valore nell’abitazione, trovata in ordine.
A metà pomeriggio, i carabinieri avrebbero portato via dalla villa oggetti in ferro battuto, fra cui un treppiede – Chiara è stata colpita almeno quattro volte – controllando ai cassonetti della spazzatura. Chiara ieri era sola in casa. La madre Rita, 54 anni, impiegata al Comune di Gropello, il padre Giuseppe, 56 anni, operaio, e il fratello minore Marco, 19 anni, erano in vacanza in Trentino, dovevano rientrare domani. Chiara, fisico minuto e capelli scuri, doveva partire a giorni per una vacanza col fidanzato a Spotorno. Una zia, Maria Rosa Poggi, sorella del padre, l’aveva vista il giorno prima. «Tranquilla e serena come sempre. Di ottimo umore. non aveva litigato col fidanzato né nessun altro». Ieri Alberto Stasi ha provato più volte a chiamarla la telefono, avrebbe detto, lei non rispondeva. E’ andato a vedere, trovando aperta la porta della villetta dove Chiara viveva con genitori e fratello. Ha scoperto il cadavere, ha chiamato il 118, sono stati avvertiti i carabinieri. Poi è arrivata anche la polizia, e i vigili urbani per tener lontani i curiosi, oltre le transenne della strada sbarrata. La madre di Chiara è stata contattata in montagna, ci è voluto molto tempo per rintracciare anche il padre, in gita ad una baita. Alberto Stasi è stato sentito per ore e ore nella caserma di via Dorno. In caserma hanno fatto tappa anche i suoi genitori, usciti verso le 17. Sentiti poi i vicini e molti amici, per raccogliere indizi utili a trovare la chiave di quello che fino a ieri era un pareva un mistero. E scoprire chi ha ucciso Chiara Poggi – dolce, gentile e senza nemici – e perché.


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